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Convegno AIDI "La luce come strumento di inclusione", 16 maggio 2025. Photo Roberto Lapi

“La luce come strumento di inclusione”: il Convegno AIDI 2025

By Cristina Ferrari
Pubblicato il
Maggio 2025

Il 16 maggio, in concomitanza con la Giornata Internazionale della Luce, ricorrenza dal forte valore simbolico istituita dall’UNESCO nel 2016 per sensibilizzare sull’importanza della luce e delle tecnologie dell’illuminazione nella nostra società, presso la sede di IMQ – Istituto Marchio Qualità (Via Marco Fabio Quintiliano 43, Milano) si è svolto il convegno di AIDI – Associazione Italiana di Illuminazione. L’evento, intitolato La luce come strumento di inclusione, ha avuto come tema centrale il ruolo dell’illuminazione per migliorare sensibilmente la qualità della vita, sia negli spazi interni che esterni, anche delle categorie più deboli e vulnerabili, come persone con disturbo dello spettro autistico o ipovedenti, grazie alla partecipazione di professionisti legati al mondo dell’illuminazione e di altre figure professionali.

Convegno AIDI "La luce come strumento di inclusione", 16 maggio 2025. Photo Roberto Lapi

La luce come strumento di inclusione

In particolare, per questa l’VIII Giornata Internazionale della Luce il titolo scelto è stato Luce, Innovazione, Società. Come ha ricordato Laura Bellia, presidente AIDI, oggi la luce è anche dinamica, non solo accessoria, e non è solo per vedere, ma che è anche valore per gli esseri umani. E ognuno di noi ha caratteristiche diverse e la visione stessa è individuale. Quindi esigenze diverse a seconda delle diverse categorie di popolazione, talvolta anche a seconda dell’etnia, con la luce che diventa strumento di inclusione, obiettivo anche della CIE (Commission Internationale de l’Éclairage – Commissione internazionale per l’illuminazione) che invita a investire sulla ricerca relativa a questo tema. La luce diventa quindi come l’aria e l’acqua: fondamentale per vivere e per tutti. Ma per raggiungere questo obiettivo è necessario fare sistema, a partire dalle associazioni come AIDI, APIL, ASSIL e Assoluce.

Luce non solo tecnica, ma anche vita, benessere, inclusione, rispetto per la natura… E al centro, ha affermato Bianca Tresoldi, presidente APIL, vanno messe le persone, per costruire un mondo più giusto anche per il nostro pianeta. Per farlo è necessario superare le dinamiche commerciali e ascoltare quello che il nostro pianeta ci sta dicendo. La responsabilità va condivisa.

Laura Bellia, presidente AIDI. Photo Roberto Lapi
Bianca Tresoldi, presidente APIL. Photo Roberto Lapi

L’importanza di fare sistema e di creare relazioni tra associazioni e istituzioni è stata ribadita anche dal presidente ASSIL Carlo Comandini. Bisogna confrontarsi sempre di più in un percorso di consapevolezza e comunicazione, per arrivare al benessere e all’inclusione. Quindi divulgare il concetto di luce di qualità, luce intelligente e interattiva, ma anche illuminazione adattiva per ambienti attenti al benessere e adatti a tutti, oltre a sostenere gli investimenti sulle nuove tecnologie e la riqualificazione urbana (anche a lungo termine) e, naturalmente, gli sforzi innovativi delle aziende.

Una nota positiva, secondo Carlo Urbinati, presidente Assoluce, è che negli ultimi tempi tutti lavorano per incanalarsi verso la condivisione. E, per creare momenti di condivisione e collaborazione, vanno dati obiettivi concreti e ben posizionati nel tempo.

Carlo Comandini, presidente ASSIL. Photo Roberto Lapi
Carlo Urbinati, presidente Assoluce. Photo Roberto Lapi

Gli interventi degli esperti

Tornado al tema dell’inclusione, vanno considerate le esigenze di tutte le categorie, spesso molto diverse tra loro. Argomento trattato da Don Slater, Emeritus Associate Professor (Reader) Dipartimento di Sociologia, London School of Economics, nel suo intervento La sociologia della notte e della luce. La notte va configurata, come la luce che è materiale e negli spazi. La luce è un intervento sociale che va connesso alle esigenze delle diverse categorie di utenti, attraverso interventi, osservazioni, documentazione, ecc. La vera domanda a cui rispondere è: “Di chi è la notte?”.

Ma l’inclusione parte anche dalla nostra percezione visiva, come riportato ne Il ruolo della percezione visiva per una luce inclusiva, a cura di Alessandro Farini, responsabile Visual Optics Lab-Istituto Nazionale di Ottica-CNR e docente di Colorimetria e percezione cromatica, Dipartimento di Fisica e Astronomia, Università di Firenze. Oltre alle persone normodotate troviamo, infatti, anche persone con diverse alterazioni della capacità visiva, come ad es. daltonici (e ci sono varie forme di daltonismo). La luce non si vede, non è una cosa assoluta, possiamo percepire i colori in modo diverso da quello che sono in quanto il nostro sistema visivo “lavora per confronti”, si adatta e fa ipotesi (e il risultato non è uguale per tutti). Progettare l’illuminazione vuol dire quindi parlare di luce, oggetto e persone. Inclusione non vuol dire uniformità: la normativa deve porre degli argini all’interno dei quali può emergere la creatività dei progettisti della luce.

Don Slater, Emeritus Associate Professor (Reader) Dipartimento di Sociologia, London School of Economics. Photo Roberto Lapi
Alessandro Farini, responsabile Visual Optics Lab-Istituto Nazionale di Ottica-CNR e docente di Colorimetria e percezione cromatica, Dipartimento di Fisica e Astronomia, Università di Firenze. Photo Roberto Lapi
Alexander Bellman, architetto e lighting designer, Gruppo C14. Photo Roberto Lapi

La luce non è tangibile e concreta e, quindi, non crea una barriera invalicabile, ha spiegato Alexander Bellman, architetto e lighting designer, Gruppo C14, nel suo intervento Trend multidisciplinari e codici originali nella progettazione di una luce inclusiva: più la sequenza all’interno di un’installazione/progetto diventa complessa più il ruolo della luce diventa importante. La percezione dell’arte cambia la percezione dei luoghi e le persone, che a loro volta cambiano la percezione dell’arte. Il design deve diventare inclusivo. Esempi di progettazione inclusiva sono, piazza Gae Aulenti a Milano (comunicazione tra interno ed esterno), la Manifattura Tabacchi di Firenze (riqualificazione di uno spazio ex industriale), l’hotel Portrait Milano (una “piazza” privata diventata luogo pubblico e da far percepire visivamente come tale), piazza Ferrero ad Alba (luce all’interno di una vasca che si muove con i movimenti dell’acqua), LA RAMPA – Galleria Sonne a Silvaplana (Svizzera) e molti altri.

La tavola rotonda

Il tema della luce inclusiva è stato affrontato anche con la tavola rotonda Illuminazione inclusiva per il benessere di tutti dove si sono confrontati esperti, professionisti del settore e rappresentanti di associazioni e fondazioni che si occupano di categorie fragili. E illuminare adeguatamente gli spazi secondo le esigenze delle categorie più fragili vuol dire illuminare meglio per tutti, come ha ricordato la moderatrice Mariella Di Rao, direttore di LUCE e LUCEweb. Il pubblico non è uniforme, ma con tante esigenze diverse (l’inclusione è quindi un concetto ampio), e le “debolezze” possono rappresentare opportunità di crescita, anche culturale. Un aiuto arriva delle nuove tecnologie che permettono di creare spazi personalizzabili per migliorare il benessere, ad es. per persone con disturbo dello spettro autistico o ipovedenti, categorie che influenzano molto per la percezione degli spazi.

Proprio di persone ipovedenti si occupa la Fondazione Paolina Brugnatelli, il cui obiettivo, come ha ricordato il presidente Sandor Breznay, è creare inclusione con l’arte, collegando la ricerca oftalmologica con l’arte stessa. Grazie a derivati tecnologici e metodologici è infatti possibile trasmettere l’emozione dell’arte a persone non vedenti, ipovedenti o daltoniche, Ne è esempio il progetto Arte 4,0, in collaborazione con l’Istituto dei Ciechi di Milano, nel cui ambito i non vedenti vengono dotati di guanti tattili che utilizzano attuatori vibro-tattili a bassa latenza per ricreare il senso della “visione tattile” di opere d’arte inserite in un “museo virtuale”. Destinato ai daltonici è invece Alla scoperta del colore, in collaborazione con Gallerie d’Italia di Milano: tramite speciali lenti ottiche che utilizzano una tecnica di filtri di luce brevettata viene data la possibilità di vedere tutto lo spettro di colori brillanti.

Altra fragilità è l’autismo, una condizione di ipersensibilità, per cui la luce può creare disagio, ha spiegato Paola Baldini, fondatrice dell’Associazione xVivaio, costituita nel luglio 2012 da alcune famiglie di ex allievi della Scuola Media Statale per Ciechi di via Vivaio a Milano e che si occupa di progetti di inclusione sociale e volontariato tra pari per adolescenti e giovani a Milano. Oltre a una corretta progettazione della luce, sia per spazi interni che esterni, è importante formare su come la luce influisce sul benessere di chi è affetto da autismo.

Ma come deve essere una città inclusiva e attenta al benessere di tutti e qual è il ruolo della luce? Per Federico Mauri, direttore generale di A2A Illuminazione Pubblica, bisogna considerare che nel mondo delle opere pubbliche questo concetto diventa difficile, in quanto l’infrastruttura è una dal punto di vista fisico. Un aiuto viene dalle moderne tecnologie che possono rendere l’infrastruttura stessa adattabile a seconda del contesto del momento, e che in futuro potranno forse cambiare i modelli di fruizione a seconda dell’utente. Ma tutto questo va reso economicamente sostenibile, in generale per il momento le infrastrutture vanno bene per le esigenze del cittadino medio.

E per luce inclusiva negli spazi urbani, come spiegato da Elettra Bordonaro, lighting designer, Light Follows Behaviour, si intende luce per tutti le categorie, non solo per quelle fragili. L’inclusione parte dal gesto, dal semplice rispetto delle regole, ma molte città non sono “disegnate per le persone”, basti pensare a Milano, “disegnata per il lavoro”. Si può quindi iniziare con progetti pilota che portano a “disaggregare” gli utenti per poi riaggregarli in modo inclusivo, senza pensare spazi destinati a una sola categoria (ghettizzazione) ma per tutti. E inclusione vuol dire anche libertà di muoversi in spazi pubblici senza paura.

Ma le cause di esclusione (e, viceversa, di inclusione) sono tantissime, anche a livello abitativo. Una soluzione per aree quali periferie “speciali” con grandi problemi è l’implemento di progetti locali come quello curato da Edison Next che ha riguardato il parco Corto Maltese a Napoli, raccontato da Alberto Carone, business development manager business to government dell’azienda. Il progetto, nato nel 2016, ha riguardato la riqualificazione di un’area verde abbandonata vicino a Scampia, su richiesta dei cittadini stessi riunitisi in un’associazione. Cultura della luce, sensibilità e consapevolezza possono influenzare le pubbliche amministrazioni a far partire progetti pilota in molte aree!

Consapevolezza che parte anche dai prodotti in quanto se non esiste la luce giusta per tutti allora le aziende devono occuparsi di realizzare prodotti per creare ambienti inclusivi, come ha spiegato Silvia Cariboni, chief process owner, Cariboni Group. La qualità della luce è data anche dalla temperatura-colore che fa cambiare la percezione e che, nata per la natura, ora si può applicare anche per gli esseri umani. La tecnologia si sta evolvendo: oggi possiamo lavorare su temperatura-colore, rese cromatiche, ottiche.

Ma non tutti hanno accesso all’energia, alcune delle famiglie italiane vivono in povertà assoluta, ovvero non dispongono di risorse sufficienti per accedere ad alcuni beni e servizi essenziali, con il rischio di povertà e/o esclusione sociale. Proprio per questo motivo è nato il Banco dell’energia, fondazione del Gruppo A2A attiva dal 2016 con l’obiettivo di contrastare il fenomeno sempre più diffuso della povertà energetica, che ha curato vari progetti tra cui il Villaggio Barona a Milano, suo progetto pilota, descritto da Silvia Pedrotti, responsabile della Fondazione stessa. Il progetto ha portato all’installazione di punti luce all’interno di un parco, restituendo lo spazio alla fruizione anche di notte (per maggiori informazioni vedi qui).

L’inclusione, però, passa anche da progetti che favoriscono vita autonoma e indipendente. Ne sono esempi, come ha spiegato Paola Baldini, supermercati Coop e Carrefour e un negozi outlet di abbigliamento appositamente creati autistic-friendly, in cui sono stati ridotti i rumori dei frigoriferi e delle casse e sono state installate luci non “sfarfallanti”, oltre all’uso di colori tenui. Sono accorgimenti dedicati a persone autistiche ma che in realtà migliorano la vita di tutti, autismo e design sono un binomio per una maggiore consapevolezza.

Consapevolezza che passa anche dalla sensibilizzazione, come un progetto della Fondazione Paolina Brugnatelli sui colori della luce: verranno esposte delle opere periodicamente illuminate con i colori primari che ne faranno cambiare l’aspetto e la percezione, permettendo ai normovedenti di “mettersi nei panni” degli ipovedenti e facendoli dubitare della propria percezione.

Il coinvolgimento delle persone è fondamentale. Elettra Bordonaro ha portato l’esempio di una piazza di Bologna in cui sono stati istallati apparecchi la cui intensità luminosa (da 2.200 a 4.000 K) può venire modificata tramite una app gestita direttamente dalla cittadinanza in piena autonomia: le persone si riuniscono, decido e agiscono!

L’inclusione riguarda anche ambienti interni “speciali” che ospitano persone con fragilità temporanee, a partire dagli ospedali, in cui la durata della degenza è anche influenzata dal benessere. I principali problemi, come ha spiegato Alberto Carone, sono sempre legati al budget, per questo è necessario “aiutare” le amministrazioni fornendo dati oggettivi che quantificano i benefici (letteratura e cultura della luce sono uno strumento efficace). Lo stesso discorso vale per le scuole, dove è fondamentale il comfort visivo.

E comfort visivo per tutti si estende anche sulle strade, la cui illuminazione è spesso stata pensata solo per gli automobilisti. Silvia Cariboni ha sottolineato l’importanza di progettare luce anche per gli utenti non motorizzati come ciclisti e pedoni, oltre che rispettosa della flora e della fauna.

La luce interpreta gli spazi e le città, grazie anche, come già detto, al coinvolgimento diretto dei cittadini. Ma non tutti possono usufruirne, come gli ipovedenti. Per questo motivo, ha spiegato Federico Mauri, A2A sta lavorando a un servizio “sostitutivo”: in collaborazione con l’Istituto dei Ciechi di Milano e l’Unione Italiana Ciechi di Milano, ha avviato un progetto di accessibilità per non vedenti e ipovedenti attraverso l’installazione di sensori tattili e sonori collegati ai semafori che comunicano con un microcomputer installato nel bastone, consentendo a chi ha difficoltà visive di orientarsi e muoversi in sicurezza.

L’interpretazione degli spazi riguarda anche quelli interni, soprattutto di edifici destinati a categorie fragili, in cui la luce gioca un ruolo fondamentale nel benessere dei fruitori. Portando sempre ad es. Ia Fondazione Banco dell’energia, si può parlare della nuova illuminazione di Spazio Autismo Bergamo (vedi qui) con l’efficientamento energetico dell’impianto di illuminazione. È in fase di studio un progetto per un centro diurno per senzatetto.

Insomma tanti piccoli gesti come inizio per le best practise.

Convegno AIDI "La luce come strumento di inclusione", la tavola rotonda. Photo Roberto Lapi
Convegno AIDI "La luce come strumento di inclusione", la tavola rotonda. Photo Roberto Lapi

I workshop

La luce è un linguaggio universale che coinvolge tutti e può sfondare le barriere, e l’EU considera l’inclusione sociale dando risorse per permettere di partecipare alla vita sociale e accedere un tenore di vita sopra la soglia della povertà. Dei principi di inclusività sono stati considerati quelli attinenti con la luce che riguardano, ad es., la cura dei bambini (i quali necessitano di circa il doppio di luce naturale degli adulti), l’assistenza sanitaria, ecc.

Tutto questo è stato analizzato in due workshop interattivi: La luce inclusiva per gli ambienti “speciali” (group leader: Valerio Lo Verso, professore, Dipartimento Energia “Galileo Ferraris”, Politecnico di Torino) e La luce inclusiva per gli ambienti urbani (group leader: Matteo Seraceni, responsabile tecnico scientifico AIDI). Dai risultati, condivisi tra i partecipanti al convegno, sono emersi spunti interessanti, tra cui la necessità di coinvolgere i progettisti della luce fin dalle prime fasi, ma anche i cittadini e i fruitori degli spazi, utilizzare illuminazione intelligente, adattiva, dinamica e inclusiva, personalizzare gli spazi interni in base alle esigenze, porre attenzione agli effetti non visibili della luce sulla salute (anche un nuovo modo di progettare l’illuminazione). È stata sottolineata anche l’importanza della formazione e di fare sistema, come ribadito anche da Laura Bellia, per raggiungere i propri obiettivi e acquisire autorevolezza.

Convegno AIDI "La luce come strumento di inclusione", workshop "La luce inclusiva per gli ambienti 'speciali'”. Photo Roberto Lapi
Convegno AIDI "La luce come strumento di inclusione", workshop "La luce inclusiva per gli per gli ambienti urbani”. Photo Roberto Lapi

Video dell'evento

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Cristina Ferrari

Laureata con lode in lettere classiche all’Università degli Studi di Verona, con tesi in archeologia, è giornalista pubblicista dal 2012 e collabora a diverse testate tra cui Archeo, Medioevo, LUCE

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