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Mostra Handle with care. Carlo Nason glass designer 1959-2020. Immagine dell'allestimento. Photo di courtesy

Carlo Nason, il designer che gioca con la luce

By Gaia Fiertler
Pubblicato il
Aprile 2025

Mostra Handle with care. Carlo Nason glass designer 1959-2020. Immagine dell'allestimento. Photo di courtesy

Carlo Nason, il designer del vetro e della luce, torna a Milano con una collezione di un centinaio di lampade e qualche oggetto d’arredo, in mostra alla galleria Fragile fino al 6 giugno.

La collezione è rappresentativa del suo percorso di sperimentazione a Murano, tra la fine degli anni Sessanta e Settanta, quando strinse una collaborazione con l’azienda locale A. V. Mazzega che gli diede carta bianca.

Il progetto Handle with care. Carlo Nason glass designer 1959-2020 ripercorre l’evoluzione del suo lavoro: figlio di maestri vetrai a Murano, si affranca dalla tradizione per manifestare una modernità progettuale e una libertà espressiva che lo posizionano tra i designer innovativi degli anni Sessanta e Settanta. Questo il filo conduttore del catalogo edito da Silvana Editoriale e curato da Rosa Chiesa, storica del design, e da Alessandro Zannoni, progettista e responsabile dell’Archivio NasonMoretti, entrambi docenti all’Università IUAV di Venezia. Il catalogo raccoglie le successive fasi di produzione di Carlo Nason, documentate dalle collaborazioni con numerose aziende di illuminotecnica che hanno dato forma a lampade iconiche anche nei decenni successivi, come la stilizzata Opera degli anni Novanta per ITre, con paralume in vetro soffiato incamiciato colorato.

Mostra Handle with care. Carlo Nason glass designer 1959-2020. Immagine dell'allestimento. Photo di courtesy
Mostra Handle with care. Carlo Nason glass designer 1959-2020. Immagine dell'allestimento. Photo di courtesy

Le innovazioni di Carlo Nason nell’alveo del design degli anni Sessanta

Mostra Handle with care. Carlo Nason glass designer 1959-2020. Immagine dell'allestimento. Photo di courtesy

“Carlo padroneggia molto bene le tecniche di lavorazione del vetro, ma le applica in modo nuovo, intercettando e facendo proprie le tendenze del design di quegli anni. Le sue lampade hanno forme pulite, minimaliste, da grafico quale era (autodidatta, con una forte curiosità e spirito di conoscenza) e con un evidente richiamo scandinavo. Il designer sperimenta e innova, affrancandosi dai modelli consolidati dell’artigianato artistico muranese”, spiega all’inaugurazione Rosa Chiesa, curatrice del catalogo.

Nason introduce, nell’illuminotecnica, il vetro “a piastra”. Di facile realizzazione, ottenuto per colatura in stampo, durante il raffreddamento assume texture materiche e increspate che offrono una rifrazione della luce che nasconde la sorgente luminosa. Sarà il tipo di lavorazione che userà per elementi modulari scalabili e assemblabili, a seconda della forma finale dell’apparecchio e degli spazi disponibili, sia per l’azienda Mazzega di Murano, sia per l’austriaca Kalmar. Per questa, a fine anni ’70, realizzerà il sistema Meander con moduli a sezione greca che illumineranno i soffitti dei palazzi e delle banche viennesi. In mostra alcuni esempi più ridotti, ma potenzialmente scalabili, di oggetti illuminanti da parete, realizzati con moduli combinabili in vetro a piastra. In altre soluzioni, gli stessi elementi sono impilabili e sovrapponibili, come in alcune lampade da terra, sia in vetro a piastra sia in vetro sfumato bianco, esposti alla mostra.

“Il tema dell’assemblaggio, della sovrapponibilità e della scalatura di elementi è tipico di un contesto industriale nel quale il design, non solo nell’illuminazione, riflette sull’idea di comporre con elementi modulari, ottimizzando la produzione e limitando i costi”, si legge sul catalogo. L’azienda Venini, per esempio, nel 1958 aveva presentato a Bruxelles i suoi poliedri in vetro soffiato, utilizzabili per apparati di illuminazione di forme e misure sempre diverse, poi ripresi nel 1961 con il lampadario a cascata a firma Carlo Scarpa.

“Nason propone una costruzione spaziale della luce che spiazza per le dimensioni delle sue composizioni, che arrivano fino a 15 metri di lunghezza sui soffitti di ambienti pubblici”, racconta Alessandro Zannoni, curatore del catalogo.

Mostra Handle with care. Carlo Nason glass designer 1959-2020. Immagine dell'allestimento. Photo di courtesy
Mostra Handle with care. Carlo Nason glass designer 1959-2020. Photo Nicola Galli

L’esplorazione della luce attraverso svariate tecniche vetrarie

Nason esplora gli effetti della luce in tutti i suoi gradi di diffusione, applicando le differenti tecniche vetrarie a corpi illuminanti dalle forme e composizioni inedite. Per esempio, predilige un vetro pulegoso, pieno di bollicine, detto “vetro nebbia” per il particolare effetto evanescente. Con questa tecnica realizza anche lampade a più strati che creano, materia e composizione insieme, un effetto diafano, come si può vedere da alcuni esemplari in mostra. Così pure usa in tutte le sue espressioni il vetro opalino, oggi non più utilizzabile per la presenza di arsenico, spesso in strati sovrapposti e a più colori. In quegli anni nasce anche la lampada multifunzione, come vaso porta fiori e fonte luminosa, con una sua essenza, e funzione, anche da spenta. Sono diversi gli esempi nella collezione Fragile.

Mostra Handle with care. Carlo Nason glass designer 1959-2020. Photo Nicola Galli
Mostra Handle with care. Carlo Nason glass designer 1959-2020. Photo Nicola Galli

Tra visibile e invisibile spunta la lampadina

Nel continuo gioco a nascondino con la luce, attraverso l’utilizzo originale del vetro (trasparente, traslucido, a fascia bianca, a fascia di cristallo, pulegoso o a piastra) e con composizioni multistrato e strati sovrapposti, Nason a un certo punto esibisce senza pudore l’elemento tecnologico: la lampadina. Vediamo questo effetto nella sfera di vetro soffiato e iridato della lampada Sona, prodotta per Lumenform nel 1970 e, anni dopo, rieditata da ITre, presente in coppia alla mostra. In pratica, come si legge nel catalogo, “Carlo sperimenta la stessa ‘nudità tecnica’ che altri designer del periodo applicano in altri settori: si pensi a titolo d’esempio a Marco Zanuso e Richard Sapper con la prima versione del Doney completamente trasparente o alle lampade dei F.lli Castiglioni per Flos”.

Esempio di moduli in vetro a piastra per lampade a parete in mostra. Photo di courtesy
Mostra Handle with care. Carlo Nason glass designer 1959-2020. Lampada Sona. Photo Nicola Galli

AUTHOR

Gaia Fiertler

Gaia Fiertler è giornalista freelance e public speaker certificata Toastmasters, segue l'impatto delle nuove tecnologie sulle competenze, le professioni, i luoghi di lavoro, i processi e l'organizzazione aziendale per il Gruppo Tecniche Nuove. È appassionata di arte e design.

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